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Régi magyar irodalmi szöveggyűjtemény I.

Ács Pál (1954–), Jankovics József (1949–), Kőszeghy Péter (1951–)

Balassi Kiadó

NICASIUS ELLEBODIUS A GIANVINCENZO PINELLI

NICASIUS ELLEBODIUS A GIANVINCENZO PINELLI

8 maggio 1572

Molto Magnifico Signor mio osservandissimo.

Rispondero a duoe di Vostra Signoria, a mi gratissime. Di qua innanzi non aremo bisogno di Blotio, né di altri. Vostra Signoria indrizzi le Suoe al signor Baldisar de Norimbergo in Vinetia, che sta in casa del signor ambasciador cesareo, et e suo nipote. Costui scrive ogni settimana al dottor Georgio Purkirchero, e le lettere non periscono mai. Sicché Vostra Signoria faccia la soprascritta al Purkirchero e, si ben fosse un plico grandissimo, mi sara reso sicuramente.

Ho avuto la lettera del Mercurial e di Manuele e di Domenico. Circa i duoi luochi De amititia, ancora mi resta dubio, forse per il mio cervello grosso, perché, quanto al primo, mi pare strano che animo possa dire opinione in lingua latina, poi dicendo „absolutamente animo aut spe maiora,” pare che piu presto bisogna intenderlo dell’animo e della speranza di colui qui suscipit, che degli altri. Altrimente aria ditto hominum o simil cosa e non absolutamente animo aut spe. Circa il secondo Vostra Signoria mi risponde con queste parole: Il desiderio di Lelio era di Scipione vivo, e la memoria era degli azioni fatte da Scipione in compagnia di Lelio. Ora, la privazione della presenza di Scipione veniva consolata della memoria dell’azioni d’esso Scipione, le quali quando non fossero rimaste vive nella mente di Lelio, non l’avrebbe potuto soffrire il travaglio sopradditto di Scipione. Prima, non vedo in che modo si possa aver desiderio di qualcuno, senza la memoria degli azioni. Perché la memoria degli azioni e causa del desiderio della presenza d’altrui, né per altro la presenza si desidera, si non per gli studi e azioni. Adesso io sono in desiderio di Vostra Signoria, non per la sostanza o corporeita Sua, ma per gli azioni degli quali mi ricordo. Si non fosse il ricordare degli azioni e studi di Vostra Signoria, non diro che non potria soffrire il desiderio di Vostra Signoria, ma non La desiraria punto. Cosi, si della mente di Lelio fosse stata levata la memoria dell’azioni di Scipione, ensieme saria stato levato il desiderio di Scipione, perché, siccome la memoria degli azioni mantiene e consola il desiderio dell’uomo, cosi l’oblio degli azioni non disconsola il desiderio, ma lo leva affatto. Si poi, Vostra Signoria consideri che Cicerone non solamente dice quarum rerum recordatio et memoria si occidisset, ma mette ancora una cum illo. Si donche strana cosa e che possa essere desiderio di qualcuno, essendo levata la memoria degli azioni, quanto piu strano sara che possa essere il medesimo desiderio di qualcuno del quale non solamente gli azioni, ma anche lui e messo in oblio? Non so si Vostra Signoria intendera il mio parlare. Dubito che quest’aria non m’abbia ingrossato il cervello piu di quello ch’era per avanti. La prego mi perdoni il mio sciocco scrivere.

Conferendo l’altro di con monsignor di Strigonio certe cose delle Mesie, mi dice che Ciabrus fluvius, che divide le duoe Mesie, non e la Morava, come volevo io, ma il fiume oggi detto Ischar, che e piu a basso che non e la Morava. E Scopia vuole sia in Macedonia, non in Mesia. Pur mi pare che Ptolemeo mette Scupi in Mesia.[...]

Ho risposto alla prima lettera. Rispondero adesso all’altra che m’ha recato un scolare ongaro. Espettaro gli iudici sopra la Poetica, e massime quello di Vostra Signoria. Mandaro il resto per la prima occasione, ensieme con quel libro. Quanto al mandare lettere, proviamo la strada del Dorimbergo, la quale sara bona come spero, e caso che non, faro quanto Vostra Signoria mi scrive, con patti pero, che non li paghi fino a Vienna. Perché io ho fatto patti colla posta, e gia ha avuto da me una piastra. Ma vediamo un poco quest’altra strada, la quale tengo per sicura. Del pagare non mi curo, anzi mi pare gadagnar assai, quando pago una lettera di Vostra Signoria, e di questi gadagni desidero ogni di. [...]

Mori per sapientiam, in Plinio, credo che sia mori phrenitide, perché prenes significano, ut scis, non solum il diafragma, ma anche la sapienza. Degli altri luochi ci pensaro, etsi frustra.

Ringrazio Vostra Signoria del Papyro del nostro Guilandino. Ho visto gli luochi che Vostra Signoria mi dice, e lo trovo medesimo uomo che prima. Bisogna ch’il Mercurial lo vinca colla modestia e prudenza, siccome lo vince di dottrina e di giudizio. Non so ancora la differenza loro perché non ho tempo di leggere, essendo che di mattina parte la posta, ma sia come si voglia, non vorria risponder niente, si io fosse in luoco di Mercurial, perché poco onor cavera di scriver contra un tal uomo. [...]

Vero e ch’io ho medicato questa dieta, e gadagnato circa a cento taleri. Ma finita la dieta, o quando non c’e dieta, non ci gadagna appena un mocenico al mese. E pero pensaro a casi miei. Dubito della congettura di messer Latino in Plinio, perché non e cosa di alcuna maraviglia che tre sparagi ci vendessero per un nummo sestertio, che adesso sono piu cari. E ho visto testo che dice ternis, non ternos, e perché terni est numerus distributivus, significara che ciascuno sparago ci comprasse per tre assi, o per tre sesterti.[...]

Avemo fatto la caccia di castori, ma preso niente. Si se prendera qualche cosa, mi ricordaro del Ferrante.

Degli biade di Germania mi sono informato che ha quanto gli basta. La Slesia manda formento in Prussia per lo fiume Odera e, al tempo di fame, in Austria e Moravia. E il volgo mangia segala, gli nobili tritico. La Moravia, l’Austria, la Baviera ha quanto gli basta. Anzi, la Baviera provvede agli Alpini. Il ducato di Wirtenberg ha quanto basta, e la Saxonia e principalmente la Turingia, la quale tra tutte le provincie saxoniche e fertilissima, come la Misnia populosissima. La Hessia si serve di Turingia, per essere la Hessia molto silvosa. La marchia di Brandenburg in molti luochi e sassosa e poco fertile. La Bohemia ha biade e vino quanto basta. Il formento in Alemagna si mette nelli orrei, e si conserva colla stipula e colla spica. E in mezzo dell’orreo e una area, dove cogli flagelli battono il formento, massime l’inverno, perché allora i villani hanno piu ozio. E il medesimo modo so io essere in Fiandra. Le terre franche hanno granari longi da 500 passi o piu, [...] di quattro o cinque solari. A basso sta l’artigliaria e arme. Di sopra gli solari sono pieni di grano, et e alto il grano in ciascuno solaro fin a un brazzo e mezzo. Alla fine di ciascuno in longezza sono due finestroni, id est da ciascun canto uno, fatti di filo di cupro, e un’altra finestra di legno da poter serrare affatto quando fosse gran vento che menasse pioggia o polvere. Dagli altri duoi lati sono molte fenestre, come quelle duoi, ma piu piccole. Bisogna ancora ogni anno muover e ventilar il formento, altrimente si mutaria in verme, gli quali poi, pigliando ale, volano via, e tutto il formento va via. Il medesimo accade quando il formento e tagliato avanti tempo. Durara il formento, cosi conservandolo, fino a 120 anni e piu. E ho parlato con un gentiluomo ch’ha mangiato pane fatto di formento di 120 anni, et era bonissimo. Questi granari si fanno in un loco appartato delle altre case, e non sta altro dentro, si non quelli ch’hanno cura delle munizioni.

Gli luochi di Polybio considerero volontieri, si non per altro, almeno per imparar da Vostra Signoria. Circa gli quesiti del gentiluomo [?] amico di Vostra Signoria, per adesso non so dire altro, si non che gli titoli di Dalmatia, Croatia, Sclavonia, Rama, Servia, Gallitia sono titoli del Imperador, non come Imperador, ma come Re di Hungaria, perché il Re di Hungaria usava questi titoli. Le cause si potranno veder nelle croniche di Ongaria. E in vero il Re di Ongaria ha dominato tutti questi luochi, e andava il suo dominio dal Mar Adriatico fino al Ponto Euxino. Perché la Russia si chiamasse Sandomiria, non lo so. Bisogna veder Bonfini o simil autori. La Galitia, secondo il nome, non e molto discosto da Walachia, pur ancora di questo bisogna cercare, come degli confini di questi popoli. Il marchesato del Romano Imperador sopra Anasum, non e altro che l’Austria Superior, perché il fiume Anaso, che casca in Danubio, divide l’Austria Superior della Inferior, e quella parte ch’e verso il fiume Eno o la Baviera, si chiama Austria Superior, quella parte ch’e verso l’Ongaria, si chiama Austria Inferior. La marchia Sclavoniae e quello che si chiama in tedesco Windisch Marck, e Vostra Signoria lo trovara nella carta d’Ongaria vicino al Savo. Portus Naonis e in Friul, e si chiama Pordenon. Perteniva a Casa d’Austria, come quasi tutto il Friul. Salinae quid sint non lo so per adesso. E’ verisimile che sia qualche luoco nel Friul o nele confini di Vinetiani.

Mi rallegro col signor Paolo Aicardio della bella pistola ch’ha fatto nel libro del Mercurial. Naso pur il Riccobono. Non so si Vostra Signoria ara ricevuto la mia ultima, dove Gli scrivo alcuni nomi molti strani di simplici, mandatemi dal mio fratello.

Vorrei sapere s’il Guilandino ha conferito il suo libro con qualcuno, avanti che lo facessi stampare. Ho visto il catalogo degli autori che cita. Mi sono crucifisso. Fa gran torto al Mercuriale, si ha stampato quella cosa sensa sua saputa. Mi pare grande, si dura ancora quell’amor ch’era tra loro al tempo mio. La gentilezza del Mercurial mi fa sperare che le cose passaranno meglio di quello che non merita quel sarmata. A messer Domenico rispondero quando lui ara risposto agli miei quesiti. Con questo a Vostra Signoria mi offero, e saluto tutti di casa.

Di Posonio gli 8 di maggio 1572.

Di Vostra Signoria servitor

Nicasio Ellebodio Casletano