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Régi magyar irodalmi szöveggyűjtemény I.

Ács Pál (1954–), Jankovics József (1949–), Kőszeghy Péter (1951–)

Balassi Kiadó

NICASIUS ELLEBODIUS A GIANVINCENZO PINELLI

NICASIUS ELLEBODIUS A GIANVINCENZO PINELLI

22 aprile 1573

Molto Magnifico Signor mio osservandissmo.

Io per la grazia di Dio ho ricuperato la pristina sanita, salvo che mi dura l’ipocondria. Forze anche questa col tempo passara, massime volendo io obedire a Vostra Signoria in studiare nulla o pochissimo. Monsignor e tutto di Vostra Signoria, e desidera di potere mostrare con effetto, quanto stima Vostra Signoria. [...]

In Nazianzeno, gia duoe volte ho scritto a Vostra Signoria che logoeides mi pare un scriver schietto, secondo che si parla communemente, ma logiko teros significa secondo mi, doctius, eruditius. Sunizaneim credo sia sempre verbo neutro, e si dice quando duoe cose ita contrahuntur et considunt et quasi temperantur ut unum quid ex eis existat.

Vostra Signoria non manchi di mandarmi qualch’altro luogo della Geografia, si bene non ho il testo greco per adesso. Forse col tempo lo trovaro. Si Vostra Signoria gia e tornato da Napoli, de grazia, mi scriva quanto prima potra. Ho avuto tutte le drogherie, la salamandra, 7 etite, due cannolette colle code di lacerte [...] Ringrazio Vostra Signoria di cuore di tanta cortesia che mi fa. Si non se trova la Bibia d’Aldo, pazienza, col tempo si trovara qualche tolerabile. Quelle di Germania sono imbrattate o di prefazione o di postille luterane. Mi contento assai del Nazianzeno di Billio e del Rondeletio De piscibus e degli altri libri compratimi. E ringrazio quanto mai posso Vostra Signoria. Non so, si ho dimenticato di scrivere a Vostra Signoria che vorrei Aemilio Probo di Maggio. Trovaro anche dinari per pagare questo.

Signor mio, io da giovane sono avezzo alla liberta, né posso sentir corte, perché né posso, né voglio servire, massime in questa eta, la quale fra pochi anni andra declinando, e dimandara otium in literis secondo gli passati studi e inclinazione mia naturale. Onde non e premio cosi grande che mi possa tirare in corte di principi, essendo la mia natura inimicissima di servitu, et vestigia terrent, omnia [te] adversum spectantia nulla retorsum. Si sodisfate al principe, non potete uscire quando volete, ma bisogna servire fino alla morte. Si non sodisfate, sete burlato e sbeffato, il che a me, come uomo nato ingenuo e non uso di contumelia, saria una pena piu grave che non e la morte. Adesso vivo in somma liberta, e si Dio dara pace a questo paese, fra pochi anni verro a quel mio disegno, quod te unum non celavi. Obediro a Vostra Signoria, e studiaro pochissimo, benché si volessi non posso molto studiare, non avendo libri. Mi piace che quelle poche correzioni sopra Polybio siano piaciuti a Vostra Signoria. Quel trattato De iridibus e quel medesimo che Vostra Signoria ha, e percio non lo mandaro.[...]

Vostra Signoria mi faccia favor di leggere col nostro Melchior un dialogo o colloquio d’Erasmo, intitolato Opulentia sordida, e ara da ridere un pezzo. Per Gilberto io intendo Erasmo, per Orthrogeno Manutio, per Antronio qualche asulano, forze fradello del suocero di Aldo Manutio veccio, il quale forze si chiamava Antonio. Reliquia patent.

Per quest’anno non andaro in Fiandra, ma espettaro meglior occasione. La guerra e piu crudele che mai.

Si da Franza o di altrove si potesse aver il Vicomercato Sopra il cielo e La generazione e corruzione, non mi curaria di spesa alcuna. Lui certo gli cita come editi. Ma di grazia, consideri Vostra Signoria quella opinione de Motu planetarum che mette nella interpretazione del 6. capo, libro 1, Meteorologiae, e mi dica il Suo parer. Al Moletti Vostra Signoria mi ricommandi, quando Gli sara commodo, e al resto degli amici. Bascio la mano di Vostra Signoria, e Li desidero ogni contento.

Di Posonio gli 22 di aprile 1573.

Di Vostra Signoria servitor

Nicasio Ellebodio